tore un elemento attivo nel processo di divulgazione; anche se costui non se ne rende conto.
E' un lavoro lungo, non semplice, perché impone al nostro ego di "abbassare il capo" per fare spazio ad altro: ad una esperienza di condivisione inedita ed esaltante.
Quando impariamo (attraverso errori ed errori), che le nostre parole vivono solo del respiro che i lettori infondono in esse, solo allora imbocchiamo la strada che conduce alla comunicazione.
Perché comunicare vuol dire anche creare le condizioni perché altri proseguano l'opera.
Fare spazio ho scritto prima, e ora aggiungo: non tanto alla nostra sete di protagonismo (sempre presente; in fondo è per quello che scribacchiamo, vero?); bensì al desiderio di inclusione di tanti, davvero tanti, sino ad ieri esclusi. E che questa formidabile macchina chiamata in modo sbrigativo "Web 2.0", sta chiamando a raccolta.